Oggi vi propongo un'inchiesta di Jonathan Mowat in una traduzione di Andrea Marinucci, ex chitarrista del gruppo hardcore-punk Paloia.
Non è una versione definitiva e integrale, ma data la situazione penso sia importante far circolare sin da subito quest'analisi sul Golpe post-moderno e sui nuovi trucchi di destabilizzazione fascista mascherata.
Un' edizione definitiva, arricchita di link tradotti e interviste (alcune saranno pubblicate sulla rivista on-line La Gru), sarà disponibile a breve.
- La nuova Gladio in azione? ( by Jonathan Mowat – Ondine Journal Countributing Writer)
- I cospiratori del Golpe ( by Jonathan Mowat – Ondine Journal Countributing Writer)
- Chi è il colonnello Bob Helvey ( by Jonathan Mowat – Ondine Journal Countributing Writer)
- Albert Einstein Institution ( www.sourcewatch.org )
La nuova Gladio in azione?
Il colpo di stato post-moderno in Ucraina completa il test del nuovo modello.
di Jonathan Mowat
Gene Sharp ha introdotto il seminario dicendo: “Lo sforzo della lotta strategica nonviolenta mira interamente al potere politico”. E ho pensato: “Ma questo qui sta parlando la mia lingua, anche la lotta armata mira al potere.” Col. Robert Helvey
Washington, 19 Marzo 2005 – Il governo statunitense e forze alleate hanno portato a termine la prova sul campo del “golpe post-moderno” con l’insediamento di Victor Yushchenko a presidente dell’Ucraina. Impiegando ed affinando le stesse sofisticate tecniche già utilizzate in Serbia nel 2000 e in Georgia nel 2003 (e,anche se senza successo, in Bielorussia nel 2001), ci si aspetta che gli Stati Uniti tenteranno di applicare gli stessi metodi in tutta l’ ex Unione Sovietica.
Il Presidente del Kyrgyzstan Askar Akayev dichiarò il 26 Dicembre, giorno del golpe: “Dobbiamo affrontare quelle forze che mirano a riprodurre quanto è successo in Ucraina o Georgia. Non permetteremo che la rivoluzione arancione (Ucraina) e quella rosa (Georgia) siano importate nel nostro paese”. Il giorno seguente, il governo kazako ha lanciato una causa penale contro la Soros Foundation, uno dei finanziatori del golpe, per evasione fiscale. La scorsa primavera, il presidente uzbeko Islam Karimov accusò Soros di aver diretto la rivoluzione in Georgia, e accusando i suoi tentativi di ingannare e influenzare la giovane intelligentsia del suo paese, mise all’indice il gruppo. Le stesse reti sono sempre più attive anche in America Latina, in Africa e in Asia. Fra gli obiettivi più importanti Venezuela, Mozambico e Iran.
Il metodo impiegato è ben descritto in un articolo di Ian Traynor comparso il 26 Novembre del 2004 sul “ The Guardian”: “La Campagna statunitense dietro i disordini di Kiev”, durante la prima fase del golpe.
Con i loro siti , gli adesivi, i loro scherzi e canti mirati ad allontanare la paura, così diffusa, del regime corrotto, la guerriglia per la democrazia del movimento ucraino Pora ha gia raggiunto una grande vittoria, a prescindere dall’esito del pericoloso confronto a Kiev.
La campagna è una creazione americana. Un esercizio sofisticato e brillantemente concepito di marchio occidentale e marketing di massa, che in quattro paesi in quattro anni, è stato utilizzato per tentare di salvare elezioni truccate e rovesciare regimi poco graditi.
Finanziata ed organizzata dal governo USA, tramite l'invio di consulenti, sondaggisti e diplomatici provenienti dai due grandi partiti americani e dalle organizzazioni non governative, la campagna è stata utilizzata per la prima volta nel 2000 a Belgrado per sconfiggere alle urne Slobodan Milosevic.
Richard Miles, l’ambasciatore americano a Belgrado, ha svolto un ruolo chiave, e nel suo ultimo anno da ambasciatore a Tbilisi ha ripetuto lo stratagemma in Georgia, istruendo Mikhail Saakashvili sul come far cadere Eduard Shevardnadze. Dieci mesi dopo il successo a Belgrado, l’ambasciatore USA a Minsk, Michael Kozak, un veterano di simili operazioni in America centrale, specialmente in Nicaragua, organizzò una campagna analoga per cercare di sconfiggere Alexander Lukashenko in Bielorussia.
L’operazione, volta a promuovere la democrazia tramite il voto e la disobbedienza civile, ha avuto riscontri talmente positivi che gli stessi metodi sono stati adottati per vincere elezioni in altre parti del mondo.
Gran parte dell’apparato dedito alla realizzazione del golpe è lo stesso che fu utilizzato nel 1986 per rovesciare il Presidente Fernando Marcos nelle Filippine, nella destabilizzazione di Piazza Tienanmen e nella “rivoluzione di velluto” di Vaclav Havel in Cecoslovacchia nel 1989. Come in queste prime operazioni iniziali, il National Endowment for Democracy(NED), e i suoi principali bracci armati, l’NDI (Democratic Institute for National Affairs – L’Istituto Democratico Nazionale per gli Affari Istituzionali) e l’IRI (Istituto Repubblicano Internazionale), hanno ricoperto un ruolo centrale. Il NED è stato istituito dall’amministrazione Reagan nel 1983, per compiere alla luce del sole ciò che la CIA faceva segretamente, per usare le parole di uno dei suoi “legislative Drafters”, Allen Weinstein. Risulta anche coinvolta la Freedom House, centro delle operazioni e della propaganda della guerra fredda, ora presieduta dall’ex direttore della CIA James Woolsey, così come le fondazioni del miliardario George Soros, le cui donazioni hanno sempre combaciato con quelle del NED.
Quello che c’è di nuovo sta nell’uso di Internet (in particolare di chat rooms, Messanger e blog), nonché di telefoni cellulari (incluso l’uso di SMS), per guidare, incanalare, “indirizzare” velocemente i giovani arrabbiati e suggestionabili della “Generazione X” ad entrare o uscire da dimostrazioni di massa, manifestazioni e fenomeni simili, a seconda delle circostanze. Questa capacità è emersa solo nella metà degli anni ‘90. “L’era dell’informazione” come sottolinea Laura Rosen su Salon Magazine il 3 Febbraio 2001, “con l’enorme diffusione della telefonia mobile o satellitare, dei personal computer e dei collegamenti internet, sta portando più vantaggi ai “gruppi civili” che ai leader autoritari.” La Rosen avrebbe dovuto far riferimento anche ai videogiochi, che hanno contribuito nel predisporre tali “gruppi civili” ad un determinato e pericoloso approccio mentale e psicologico. Il ruolo ricoperto e costantemente enfatizzato dal così chiamato “Discoshaman” e dalla sua fidanzata “Tulipgirl” nell’assistere la “Rivoluzione Arancione” tramite il loro blog appunto chiamato “Le Sabot Post-Modern”, è esemplare delle componenti tecniche e sociologiche utilizzate.
Una Rivoluzione Civile in Affari Militari
L’ importanza conferita all’utilizzazione di nuove tecnologie comunicative per un rapido spiegamento di piccoli gruppi, ci suggerisce che quello a cui stiamo assistendo è l’applicazione su base civile della dottrina del Segretario Donald Rumsfeld, la cosiddetta “Rivoluzione in Affari Militari”, che prevede appunto lo spiegamento sul terreno di piccoli gruppi, dotati di alta capacità di movimento e messi in funzione in tempo reale dalle comunicazioni dell’intelligence. Il braccio militare della dottrina è costituito da soldati in grado di controllare interi isolati di una città con l’aiuto di “caschi intelligenti”, equipaggiati con monitor che danno loro una visuale a tutto campo dell’ambiente circostante. Bande di giovani che convergono su determinati incroci in costante comunicazione telefonica costituiscono l’ applicazione della stessa dottrina sui civili.
Questo parallelismo non dovrebbe sorprendere dal momento che l’esercito degli Stati Uniti e la National Security Agency hanno sovvenzionato lo sviluppo e la diffusione di Internet, dei telefoni cellulari e di piattaforme di software. Sin dal principio queste tecnologie sono state studiate e sperimentate per ottimizzare l’applicazione di un nuovo tipo di guerra. Questa “rivoluzione” nella guerra, a cui tali strumenti hanno portato, è stata spinta all’estremo da diversi esperti di guerra psicologica. Nonostante questi militari utopici abbiano lavorato per molto tempo in posti d’alto grado (per esempio nella RAND Corporation), per la maggior parte, con la vittoria al Pentagono dei neo-conservatori di Donald Rumsfeld, essi hanno preso il controllo delle più importanti strutture di comando dell’esercito degli Stati Uniti.
Le nuove tecniche di guerra includono un uso di tattiche sia letali (violente) che non-letali (nonviolente). Entrambe le modalità sono utilizzate usando la stessa filosofia, uno stesso modus operandi e stesse infrastrutture. Si chiama cyberwar. La tattica dello “sciamare”(SWARMING) è ad esempio un elemento fondamentale in entrambe le forme di guerra, violenta e non. La nuova filosofia di guerra, che dovrebbe replicare quella di Genghis Khan valorizzata dalle tecnologie più moderne, si propone di prestare aiuto ad assalti, sia militari che non, contro stati bersaglio, per mezzo di quelle che si possono chiamare orde ad “alta tecnologia.” In un certo senso non vi è differenza, dal punto di vista dei complottisti, tra Iraq e Ucraina, se non per il fatto che alcuni ritengono che il tipo di golpe attuato in Ucraina sia più semplice ed efficace.
Per avere un’indicazione dell’obiettivo comune basta ascoltare i commenti dei teorici del golpe post-moderno, ad esempio il Dott. Peter Ackerman, autore de “Il Conflitto Nonviolento Strategico” (Praeger 1994). Il Dott. Ackerman, scrivendo sul “National Catholic Reporter” il 26 Aprile 2002, offre il seguente correttivo al discorso di Bush sull’asse degli stati canaglia (Axis of Evil, discorso in gran parte rivolto a Iraq, Iran e Corea del Nord: “Non è vero che l’unico modo per far cadere un regime consiste nell’uso di azioni militari da parte dell’America.”
Ackerman, parlando al “Secretary’s Open Forum” presso il Dipartimento di Stato il 29 Giugno 2004, in un discorso intitolato “Between Hard and Soft Power: The Rise of Civilian Based Struggle and Democratic Change”” – “Tra il Potere Duro e quello Morbido – L’Ascesa della Lotta Civile e il Cambiamento Democratico”, sviluppa il concetto in questione spiegando in maniera dettagliata come i movimenti giovanili, simili a quelli utilizzati per far cadere la Serbia, possano ottenere gli stessi risultati in Iran, Corea del Nord e anche in Iraq, raggiungendo quindi tutti gli obiettivi di Bush senza fare affidamento a mezzi militari. Inoltre ha rivelato di lavorare con il primo progettista d’armi americano, Lawrence Livermore Laboratories, sullo sviluppo di nuove tecnologie di comunicazione che potrebbero essere utilizzate in altri movimenti di ribellione. “Non vi e’ dubbio che queste tecnologie portino la democrazia”, in riferimento alla loro potenzialità nel far capitolare la Cina, “consentendo un’attività decentrata e creando, se vogliamo, una versione virtuale del diritto assembleare.”
Il dottor Ackerman è il fondatore della International Center on Nonviolent Conflicts (Centro Internazionale sui Conflitti Nonviolenti) a Washington D.C., di cui è Presidente l’ex ufficiale dell’Aviazione Militare Jack DuVall. Insieme all’ex direttore della CIA, James Woolsey, DuVall dirige anche l’Arlington Institute di Washington D.C., che è stato creato dall’ex capo consigliere delle Operazioni Navali, John L. Peterson nel 1989 “per aiutare a ridefinire il concetto di sicurezza nazionale in termini molto più ampi e comprensibili,” come riporta lo stesso, tramite l’introduzione del concetto di “trasformazione dei valori sociali nell’equazione tradizionale della difesa nazionale.”
“Sciame di Adolescenti” e “Rebellious Hysteria”
Come nel caso delle nuove tecnologie di comunicazione anche la potenziale efficacia di adolescenti arrabbiati per la riuscita di un golpe post-moderno è da molto tempo sotto esame. Già nel 1967, il Dott. Fred Emery, all’epoca direttore del Tavistock Institute ed esperto “sugli effetti ipnotici della televisione”, specificò che l’allora nuovo fenomeno degli “sciami di adolescenti” ai concerti rock, poteva essere effettivamente utilizzato per abbattere lo stato-nazione entro la fine degli anni 90. Il fenomeno, affermava il Dott. Emery in “The Next Thirty Years: Concepts, Methods and Anticipations,” poteva essere associato alla “ribellione isterica”. L’Esercito Britannico creò il Tavistock Institute come centro studi per la guerra psicologica dopo la prima guerra mondiale. Può essere considerato a buona ragione il precursore di certi piani strategici. La tesi del Dott. Emery trovò immediata applicazione nell’utilizzazione da parte della NATO, che fece dello “Sciame di adolescenti” il mezzo per buttar giù il Presidente Francese Charles De Gaulle nel 1967.
Nel novembre 1989, il Case Western Reserve di Cleveland, Ohio, sotto il patronato dell’Università e all’interno del “Programma per l’Innovazione Sociale nel Management Globale” promosso dalla stessa Università, diede il via ad una serie di conferenze per riferire sui progressi compiuti verso l’obiettivo strategico. Le conferenze furono seguite e trattate in “Human Relations” nel 1991. Fu qui che il Dott. Howard Perlmutter, un professore di “architettura sociale” alla Wharton School, e seguace del Dott. Emery, evidenziò che la diffusione di “video rock a Katmandu” fosse un’ immagine appropriata sul modo in cui gli Stati dotati di culture tradizionali potessero essere destabilizzati, creando così la possibilità di una “global civilization” e aggiungendo che erano necessari due requisiti per una tale trasformazione: "la costruzione di una rete, un sistema che operi a livello internazionale, organizzazioni impegnate sia a livello locale che a livello internazionale, e la creazione di “eventi globali”, tramite la trasformazione, per mezzo dei media, di un evento locale in un evento che susciti l’attenzione ed il coinvolgimento immediato a livello internazionale.”
(Perlmutter sull’origine del concetto di globalizzazione: vedi passo citato)
Questo ci porta a trattare l’ingrediente finale di questi golpe di nuovo stampo – cioè la trasmissione su TV internazionali di “exit polls” di agenzie elettorali, per dare la falsa (o a volte veritiera) impressione di frode elettorale di massa da parte dalla coalizione o del partito al governo, e per mettere in tal modo sulla difensiva gli Stati presi di mira. Le operazioni elettorali e di sondaggio nei recenti colpi di Stato sono stati diretti dal gruppio Penn, Schoen and Berland, il più alto consigliere di Microsoft e Bill Clinton. Lodando il loro ruolo svolto nel rovesciare la Serbia, l’allora segretario di Stato, Madeline Albright (poi Presidente della NDI), in una lettera dell’ottobre 2000 indirizzata alla società sopracitata, e citata sul suo sito, scriveva quanto segue: “Il vostro lavoro svolto con la National Democratic Institute e con l’opposizione jugoslava ha contribuito direttamente e decisivamente nello spianare la strada alla democrazia in quel paese….Questo potrebbe essere uno dei primi casi in cui i sondaggi elettorali hanno avuto un ruolo così importante nello stabilire e conseguire obiettivi strategici di politica estera.” La Penn, Schoen, insieme all’OSCE, diresse ed organizzò il piano di larga diffusione televisiva degli exit polls durante le elezioni in Ucraina.”
Dopo tali operazioni mediatiche e la mobilitazione di giovani , entrano in gioco elementi più tradizionali. Cioè l’assai efficace, se segreto, intervento delle istituzioni internazionali e di governi che minacciano i regimi presi di mira. Queste istituzioni, utilizzando agenti ben posizionati nei servizi di intelligence e militari del regime di turno, si assicurano che nessuna pericolosa contromisura possa essere massa in atto. Senza questi elementi tradizionali, ovviamente, nessun golpe post-moderno potrebbe andare in porto. O, come detto gia da Jack DuVall in “Carnival and Conspiracy in Ukraine” di Jesse Walker in Reason Online, il 30 novembre 2004, “Non puoi semplicemente paracadutare Karl Rove in un paese e produrre una rivoluzione.”
Gladio e James Bond si prendono un gruppo di giovani
La realizzazione di un colpo di stato di qualsiasi tipo richiede agenti sul terreno. Il principale regista sul campo di questi colpi di stato è l’Albert Einstein Institution, creato nel 1983 presso l'Università di Harvard sotto l’impeto del Dott. Gene Sharp, specializzato nella “non violenza come forma di guerra”. Il Dott. Sharp è stato il segretario esecutivo di A.J. Muste, famoso trotskista, sindacalista e figlio dei fiori. Il gruppo è finanziato da George Soros e dalla NED. Il presidente dell’Albert Einstein è Robert Helvey, un ex ufficiale dell’esercito americano con 30 anni d’esperienza nel Sud-est Asiatico. E’ stato “case officer” per gruppi di giovani attivi nei Balcani e nell’Europa orientale da almeno il 1999. Il Colonnello Helvey ha detto, durante un'intervista con il produttore cinematografico Steve York a Belgrado il 29 gennaio 2001, che la prima volta che ha avuto a che fare con la “non-violenza strategica” e in cui si rese conto delle potenzialità dell’approccio strategico alternativo di Sharp fu quando vide fallire l’approccio militare per far cadere dei dittatori, soprattutto in Myanmar, dov'era di guarnigione come addetto militare. Secondo B. Raman, l’ex direttore dell’intelligence estera dell’India, la RAW, in un rapporto pubblicato dal suo istituto nel dicembre 2001 dal nome “The USA’s National Endowment for Democracy (NED): An Update” - “Sovvenzione Nazionale per la Democrazia: Un Aggiornamento” - Helvey “era originariamente un ufficiale della Defense Intelligence Agency del Pentagono che serviva in Vietnam. Dal 1983 al 1985, in qualità di addetto di difesa USA in Yangon, Myanmar, aveva clandestinamente organizzato gli studenti del Myanmar per seguire Aung San Suu Kyi. Successivamente, a Hong Kongn, in collaborazione con il gruppo ribelle Karen di Bo Mya aveva preparato leader studenteschi di Pechino nelle tecniche di dimostrazioni di massa, poi usate nell’incidente di Piazza Tiananmen nel giugno 1989. Attualmente si pensa stia lavorando come consigliere per la Falun Gong, un movimento spirituale cinese, per simili tecniche di disubbidienza civile.” Il Colonnello Helvey è andato in pensione dall’esercito nel 1991, ma già molto tempo prima lavorava con l'Albert Einstein e Soros.
Uno dei primi libri usciti sotto il patrocinio del gruppo è stato “Rendere l’Europa Inconquistabile: il Potenziale della Difesa e della Deterrenza Civile” scritto dal Dott. Sharp, pubblicato nel 1985 con la prefazione di George Kennan, il famoso Mr. X, l’architetto della guerra fredda, fondatore tra l'altro della Divisione Operativa della CIA. Sharp scrisse tra l'altro: “una difesa basata sui civili potrebbe contrastare la minaccia sovietica tramite la sua abilità di “deterrenza” e capacità di scoraggiare attacchi da parte di aspiranti oppressori, rendendo una società ingovernabile” e “mantenendo l’ordine auto-imposto nel caso di minacce estreme e vere aggressioni.” Nel libro illustra la sua praticabilità prendendo come esempio l’indipendenza algerina nel 1961 e la resistenza cecoslovacca all’invasione sovietica nel 1968-9. Nella sua prefazione, Kennan loda Sharp per aver mostrato “le possibilità di deterrenza e resistenza da parte dei civili come parziale alternativa alla concezione tradizionale di difesa nazionale, intesa su base puramente militare.” Il libro è stato velocemente tradotto in tedesco, norvegese, italiano, danese e altre lingue dei paesi NATO. La prefazione italiana al libro “Verso un Europa inconquistabile” (190pp. 1989 , introduzione di Gianfranco Pasquino) sfoggia una serie di sociologi e “politologi” di moda, facendo appello a una resistenza civile di fronte a una possibile invasione sovietica in Italia.
Tali formulazioni suggeriscono che le attività dell’Albert Einstein erano, ironicamente, coerenti (o addirittura aggiornavano ) la famosa “Gladio”, rete che operava dietro le quinte della NATO, con l’obiettivo di combattere una possibile occupazione sovietica grazie a una miriade di mezzi sia militari che non. Le indagini sulla Gladio, e anche quelle successive all’uccisione dell’ex premier Aldo Moro, hanno fatto un po’ di luce (subito spenta) su un apparato di destabilizzazione professionista che era stato invisibile al pubblico per decine d'anni.
Bisogna inoltre ricordare che fu l’ex vice capo dell’Intelligence per l’esercito USA in Europa, Edward Atkeson, come riporta Jhon M.Mecartney, (Coordinatore dell’Istituto per la Difesa Nazionale tramite azioni nonviolente) in CBD News and Opinion del Marzo 1991, che“suggerì” per la prima volta a Sharp l’espressione “difesa basata sui civili”. Nel 1985, il Generale Atkeson, allora già in pensione dall’esercito USA, teneva seminari alla Harvard intitolati “ La Difesa Civile e l’Arte della Guerra”.
L’Albert Einstein Institution riporta, nel suo “Rapporto sulle Attività 1994-99”, che in quegli anni il Gen. Atkeson fu anche nel Consiglio del gruppo. E come sostenuto in Center for Strategic and International Studies di Washington (CSIS), Atkeson, dopo aver prestato servizio nell’esercito USA come capo dell’Intelligence e forse durante il suo incarico nell’Albert Einstein, fu consigliere anche per il CSIS in materia di “sicurezza internazionale”, e servì come “national intelligence officer” per questioni generali nello staff del direttore della Central Intelligence.
Una variante del libro di Sharp del 1990, “Civilian-Based Defense: A Post-Military Weapons System” (“Difesa basata sui civili: Un sistema di armamenti post militare”), così come riportato dall’Albert Einstein Institution, “fu utilizzato nel 1991 e nel 1992 dai nuovi governi indipendenti di Estonia, Lettonia e Lituania nel pianificare la loro difesa contro gli sforzi sovietici di riprendersi il controllo.”
Come vedremo più avanti, con tale supporto, il Colonnello Helvey e i suoi colleghi hanno creato una serie di movimenti giovanili, tra cui l’ Otpor! in Serbia, Kmara! in Georgia, il Pora! in Ucraina e altri simili, che si stanno diffondendo, in modo quasi virale, ad altri Stati dell’ex Unione Sovietica, raggiungendo così, con strategie su base civile, obiettivi il cui raggiungimento non fu possibile per mezzo di eserciti e metodi militari nel corso degli anni ‘80. I gruppi si stanno diffondendo anche in Africa e in America Latina.
Anche le droghe?
La lunga esperienza del Colonello Helvey in Myanmar, nel preparare minoranze etniche ribelli, in una zona che è il centro della produzione mondiale di oppio, solleva altre domande di considerevole importanza riguardo un altro aspetto concernente il “golpe post-moderno.” Cioè: qual’ è il ruolo delle narco-mafie nel facilitare un cambio di regime?
Agenzie di polizia di molte nazioni, tra cui anche quelle degli USA, dichiarano da molto tempo che i Balcani rappresentano il principale viadotto d’entrata dei narcotici in Europa occidentale. Si dice che l’Ucraina sia uno dei passaggi privilegiati, come anche la Georgia. Il Kyrghyzstan, ora in cima alla lista, è un altro passaggio importante per l’oppio. E George Soros, il “magnate della legalizzazione delle droghe”, è stato il finanziatore privato numero uno di tutti i gruppi ribelli dell’Europa dell’est, dell’Asia centrale, così come del Myanmar. La diffusione di tali mafie è, ovviamente, uno dei modi più efficienti per infiltrare e corrompere le agenzie governative degli Stati presi di mira.
Il Colonello Helvey non è l’unico operatore con tale esperienza. Il capo delle operazioni di monitoraggio del voto in Ucraina portate avanti dall’OSCE, Geert-Hinrich Ahrens, fu ad esempio l’ambasciatore tedesco in Colombia alla fine degli anni ‘90, quando l’agente segreto tedesco, Werner Mauss, fu arrestato per aver lavorato a stretto contatto con i narco-terroristi dell' ELN, i cui attacchi bombaroli sono da sempre finanziati per mezzo del commercio di cocaina. Ahrens era presente in loco anche in Albania e in Macedonia quando il traffico di droga del KLA (Esercito di liberazione del Kosovo) fu imbastito con il patrocinio di USA e Germania. E Michael Kozak, l’Ambasciatore USA che nel 2001 tentò senza successo di far cadere il bielorusso Lukachenko, fu uno dei principali manipolatori dei Contras trafficanti di coca.
Il Virus Serbo
La rete e i metodi utilizzati in Ucraina e Serbia furono rivelati pubblicamente per la prima volta l'11 dicembre 2000, in un articolo di Michael Dobbs sul Washington Post, intitolato “Opposizione a Milosevic guidata dagli USA. Dobbs scriveva:
"Consulenti pagati dagli USA hanno avuto un ruolo cruciale, da dietro le quinte, in tutte le fasi dell’operazione anti-Milosevic, dalla gestione dei sondaggi di voto alla preparazione di migliaia di oppositori attivisti, sino all’organizzazione di una conta dei voti parallela a quella ufficiale. I contribuenti USA hanno finanziato l'acquisto di 5.000 bombolette spray, usate poi dagli studenti attivisti per fare graffiti e scritte anti-Milosevic sui muri in tutta la Serbia, e 2,5 milioni di adesivi con lo slogan “E’ finito”, che è diventata la frase simbolo della rivoluzione."
Alcuni americani coinvolti nell’operazione anti-Milosevic hanno detto di sapere dell’attività della CIA ai margini della campagna, ma anche di non riuscire a capire in cosa fosse impegnata precisamente. Qualunque cosa sia, dicono, non e’ stata particolarmente efficace. Il ruolo guida è stato preso dal Dipartimento di Stato e dall’Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale, l’agenzia governativa d’assistenza esteri, che ha indirizzato i fondi tramite appaltatori commerciali e organizzazioni no-profit, quali l’NDI e la sua controparte repubblicana, l’IRI (International Republican Institute).
Mentre l’NDI lavorava a stretto contatto con i partiti d’opposizione, l’IRI concentrava la sua attenzione sull’Otpor, la vera spina dorsale della rivoluzione dal punto di vista sia ideologico che organizzativo. A Marzo, l’IRI si fece carico delle spese per far frequentare a 24 leader dell’Otpor un seminario sulla resistenza non violenta all’Hilton Hotel di Budapest, solo qualche centinaio di metri dall’Hotel Marriott scelto invece dal NDI.
Nel corso del seminario, gli studenti serbi hanno ricevuto istruzioni su come organizzare uno sciopero, come comunicare con i simboli, come sconfiggere la paura e come minare l’autorità di un regime dittatoriale. Il principale relatore era il colonnello dell’esercito USA in pensione, Robert Helvey, che ha condotto studi approfonditi sui metodi di resistenza nonviolenta in tutto il mondo, tra cui quelle usate nella moderna Birmania e nelle lotte per i diritti civili in America Latina.
Helvey, che ha prestato servizio per due volte in Vietnam, ha introdotto sin da subito gli studenti alle idee del teorico americano Gene Sharp, presentato come “il Clausewitz del movimento nonviolento”, riferendosi al famoso stratega militare prussiano.
Peter Ackerman, il sopramenzionato esperto di colpi di Stato, insieme all’ex ufficiale dell’aeronautica USA, Jack Duvall, ha analizzato e divulgato i metodi descritti nella serie di documentari della PSB Tv, nonché nell’omonimo libro “A Force More Powerful: A Century of Nonviolent Conflict” (Una Forza Più Potente: Un Secolo di Conflitti Nonviolenti”). Veniva fatto notare che dopo i bombardamenti NATO, che avevano aiutato il regime a sopprimere l’opposizione, l’organizzazione dell’Otpor era stata avviata come una sorta di vendetta silenziosa. Era stata organizzata, in alcuni casi, in club dove i giovani potevano ritrovarsi, fare palestra e divertirsi nei fine settimana. A volte questi club erano stati allestiti direttamente nelle case o nelle camere da letto di alcuni attivisti Otpor. Secondo quanto riferito da Stanko Lazendic, un attivista Otpor di Novi Sad, c'erano ragazzi di 18 e 19 anni che avevano vissuto in una povertà assoluta rispetto ai loro coetanei di altri paesi. “ L’Otpor ha offerto a questi ragazzi un posto dove ritrovarsi, dove potersi radunare, un posto dove poter esprimere le loro idee creative.” Usando una sola parola, aveva insegnato loro a “darsi forza.”
I leader dell’Otpor sapevano che non potevano usare la forza contro qualcuno che aveva tre volte più forza e armi rispetto a loro” dice Lazendic. “Sapevamo cosa successe a Tienanmen, dove l’esercito era passato sopra gli studenti con i carri armati.” Era chiaro quindi che la violenza non avrebbe funzionato, e poi la violenza era ciò che più di ogni altra cosa aveva caratterizzato il potere di Milosevic. L’Otpor doveva rappresentare qualcosa di diverso. La Serbia “era un paese dove la violenza si usava troppe volte nella politica quotidiana,” annotava Srdja Popovic, un ventisettenne che si definiva il “commissario ideologico” dell’ Otpor. I giovani attivisti dovevano usare metodi nonviolenti “ per dimostrare quanto fossero superiori, avanzati e civilizzati.”
Questo sapere alquanto sofisticato su come sviluppare una forza nonviolenta non era intuitivo. Miljenko Dereta, il direttore di un gruppo privato a Belgrado, il Civic Intitiatives (Iniziative Civiche), ha avuto finanziamenti dalla FreedomHouseFreedomHouse negli USA per stampare e distribuire 5.000 copie del libro di Sharp “From Dictatorship to Democracy: A Conceptual Framework for Liberation” (Dalla Dittatura alla Democrazia, Linee Guida Concettuali per la Liberazione”). L'Otpor è riuscita ad impossessarsi dei tre volumi scritti da Sharp intitolati, “The Politics of Nonviolent Action” (La Politica dell’Azione Nonviolenta), adattando liberamente alcune sezioni in un libretto-guida in lingua serba intitolato “Otpor User Manual” (Manuale d’Uso dell’ Otpor).” Utilizzando coscientemente questa “ideologia di resistenza individuale e nonviolenta”, nelle parole di Popovic, gli attivisti hanno ricevuto anche la preparazione diretta del Colonnello Robert Helvey, un collega di Sharp, all’Hilton di Budapest nel Marzo 2000.
Helvey ha insistito su come spezzare l’abitudine e il vizio alla servile obbedienza verso l’autorità, nonché su come sovvertire i pilastri di supporto del regime, tra cui la polizia e le forze armate. Un punto cruciale è stata la messa in guardia di fronte a possibili “ contaminazioni della lotta nonviolenta”, soprattutto da parte della lotta violenta, che avrebbero tenuto lontano dal movimento le persone ordinarie e allontanato anche la comunità internazionale, da cui si potevano ricevere materiale e finanziamenti. Come disse Popovic: “Rimani nonviolento e avrai il supporto dei terzi.”
Questo supporto, ampiamente negato all’opposizione serba fino a quel momento, iniziò pian piano a farsi strada. L’Otpor e altri gruppi dissidenti che avevano ricevuto finanziamenti dal National Endowment for Democracy, affiliato con il governo USA, s'incontrarono un giorno con Daniel Serwer, direttore del programma per i Balcani presso l’ americano Institute for Peace. Il fatto che Serwer raccontasse di essere stato colpito dai lacrimogeni mentre protestava contro la guerra in Vietnam gli dava, dal loro punto di vista, grande credibilità. L’International Republican Institute, anch’esso finanziato dal governo USA, dirottò fondi all’opposizione e si incontrò con i leader dell’ Otpor varie volte. La U.S. Agency for International Development, la fonte per molti di questi finanziamenti, investì anche in adesivi e T-shirt.
Opportunità non mancano
[No Lack of Opportunities for Employment]
In seguito alla rivoluzione serba, il National Endowment for Democracy, l’Albert Einstein Insitution e altri gruppi apparentati hanno lavorato per la formazione di movimenti giovanili nell’Est Europa; si pensi al Zubr in Bielorussia nel gennaio del 2001, al Kmara in Georgia nell’aprile del 2003, al Pora in Ucraina nel 2004. Alcuni tentativi di rovesciare il presidente Alexsander Luschenko nel 2001 sono falliti, mentre è stato portato a termine con successo nel 2003 il rovesciamento per mano statunitense del presidente georgiano Eduard Schevardnadze, in cui l’utilizzazione del Kmara è stata parte integrante dell’operazione.
Chris Miller, membro dello staff dell’ Albert Einstein Insitution, in un resoconto comparso sul sito del gruppo circa un viaggio in Serbia compiuto nel 2001, afferma:
Sin dall’estromissione di Milosevic, diversi membri dell’Otpor si sono incontrati con membri del gruppo bielorusso Zubr (Bison). Gli sviluppi successivi all’inizio di quell’anno mostrano come lo Zubr sia stato concepito e come si sia sviluppato: assumendo l’Otpor come modello a cui ispirarsi. Inoltre (come riporta l’Albert Einstein Insitution), From Dictatorship to Democracy è disponibile in inglese sul sito dello Zubr: www.zubr-belarus.com. Logicamente gli obiettivi e i successi non sono stati raggiunti né in Bielorussia né in nessun altro paese per mezzo di una semplice imitazione delle iniziative intraprese in Serbia. Tuttavia la strategia di lotta non violenta portata avanti in Serbia è stato un precedente valido e influente, un modello, che ha contribuito allo sviluppo di una nozionistica e di un certo sapere intorno al fenomeno.
L’Otpor si è concentrato nella selezione, reclutamento e formazione delle “risorse umane”, specialmente fra i giovani. Ha stilato un manuale apposito allo scopo di addestrare futuri istruttori, contenente estratti di The Politics of Nonviolent Action, forniti all’Otpor da Robert Helvey durante un incontro di lavoro a Budapest durante i primi mesi del 2000.
Con i finanziamenti forniti dalla Freedom House e dal governo statunitense, l’Otpor costruì il “Centro per la Resistenza non violenta” a Budapest, per istruire e formare tali gruppi. Ian Trainor, nel sopracitato articolo comparso sul Guardian nel corso del Novembre 2004, descrive il processo di formazione di tale movimento giovanile:
Nel centro di Belgrado, ci sono uffici con un personale di giovanotti conoscitori di informatica che si sono dati il nome di Centro per la Resistenza non violenta. Se volete sapere come abbattere un regime che controlla mass media, magistrati, tribunali e seggi elettorali, i ragazzi di Belgrado sono a vostro servizio, si noleggiano.
Questi ragazzi provengono dalle file del movimento di resistenza studentesco anti-Milosevic: l’Otpor. La scelta di una singola parola, orecchiabile e che diventi marchio, è molto importante. Il movimento corrispondente in Georgia l’anno scorso è stato il Kmara, lo Zubr in Bielorussia e il Pora in Ucraina.
Le armi degli attivisti sono adesivi, bombolette spray e siti internet. L’ironia e le rappresentazioni per le strade che sbeffeggiano il regime hanno riscosso un gran successo nello sgonfiare la paura pubblica e nello scuotere la forza del regime.
L’anno scorso, prima di diventare presidente in Georgia, mister Saakashvili ha viaggiato da Tblisi a Belgrado per apprendere il più possibile sulle tecniche di disobbedienza. In Bielorussia l’ambasciata statunitense aveva organizzato l’invio di giovani leader dell’opposizione, per incontrarsi con i serbi venuti da Belgrado. Nel caso della Serbia, dato l’ambiente avverso di Belgrado, gli americani hanno pianificato il rovesciamento a partire dall’Ungheria, Budapest e Szeged.
Nelle ultime settimane molti serbi si sono recati in Ucraina. In realtà Maric Alexsander, uno dei leader provenienti da Belgrado, è stato respinto alla frontiera. Il National Democratic Institute del Partito Democratico, International Republican Institute del Partito Repubblicano, il Dipartimento di Stato Americano e USAID sono i principali enti coinvolti in queste operazioni come pure la ONG Freedom House e la bielorussa Open Society Institute di George Soros.
- Un articolo dell’ Associated Press di Dusan Stojanovic, intitolato Serbia’s export: la rivoluzione pacifica, del 2 Novembre 2004:
“Sapevamo che ci sarebbe stato del lavoro per noi dopo Milsosevic” disse Danijela Nenadic, coordinatrice dei programmi del Centro per la Resistenza nonviolenta. Le ONG emerse dall’Otpor, movimento pro-democratico che ha contribuito a scacciare Milosevic organizzando proteste e manifestazioni colorate di massa che hanno attratto e coinvolto folle che non avevano mai avuto il coraggio di opporsi all’ex presidente jugoslavo. In Ucraina e Bielorussia ben 10.000 persone hanno partecipato quotidianamente alle proteste – copie delle dimostrazioni anti-Milsosevic – grazie al training fornito dal gruppo serbo.
Il gruppo dice di aver ben addestrato seguaci in Ucraina e Bielorussia. In Georgia, Ucraina e Bielorussia attivisti anti-governativi “videro ciò che combinammo in Serbia e ci contattarono per un professional training”. L’hanno scorso il pugno serrato dell’ Otpor sventolava alto di nuovo sulle bandiere bianche – questa volta in Georgia quando i manifestanti penetrarono in Parlamento con una azione che portò Shevardnadze a capo del governo.
Il mese scorso le autorità di frontiera non permisero l’entrata nel Paese ad Alexsander Maric, membro Otpor e consigliere per l’americana Freedom House preposta alla difesa e sorveglianza dell’ordine democratico. Un gruppo studentesco chiamato Pora stava per intraprendere le stesse strategie dell’Otpor.
James Woolsey della Freedom House ha espresso la sua preoccupazione per l’espulsione di Maric in un comunicato stampa del 14 Ottobre 2004. In tale comunicato si riferisce che questo stesse arrivando dall’Ucraina per partecipare a “un'iniziativa diretta dalla Freedom house, dal National Democratic Insitute e dall’International Republican Insitute per promuovere una partecipazione su base civile al fine di sorvegliare le elezioni presidenziali del 2004 e quelle parlamentari del 2006 in Ucraina. In riferimento a ciò, in una dichiarazione successiva, afferma di sperare che “l’espulsione non sia stata una segno di un'eventuale contrarietà, da parte del governo ucraino, nei confronti di un libero fluire di informazione da una parte all’altra dei confini, la quale sarebbe parte accettata e integrante dei piani volti ad incoraggiare un progresso democratico nelle varie società del mondo”.
Cronologia:
- Otpor, fondato a Belgrado, in Serbia, nell’Ottobre del 1998. Attraverso un golpe di stampo postmoderno scaccia S. Milosevic il 5 Ottobre del 2000. In seguito crea il Centro per la Resistenza non violenta.
- La Community of Democracies dell’amministrazione Clinton è stata lanciata a Varsavia, in Polonia, nel Giugno del 2000.
- Zubr, fondato a Minsk, in Bielorussia, il 14 Gennaio 2001. Un golpe per via elettorale fallisce il 9 settembre 2001.
- Mjaft, fondato a Tirana, in Albania, il 15 Marzo 2003.
- Kmara, fondato a Tblisi, in Georgia, nell’Aprile 2003. La Rose Revolution rovescia il presidente Eduard Shevardnadze il 23 Novembre 2003.
- Pora, fondato a Kiev, in Ucraina, nel Giugno 2004. La Orange Revolution porterà Victor Yuschenko al potere il 26 Dicembre 2004.
- Kmara fa cadere Abashidze della Ajaria (provincia separatista della Georgia Occidentale) il 5 Maggio 2004.
I Cospiratori del Golpe
L’Albert Einstein Institution
L’Albert Einstein Institution (AEI) ha svolto negli ultimi anni un ruolo chiave nello sviluppo e nella preparazione di movimenti giovanili, lavorando anche per preparare le condizioni favorevoli per i golpe, diffondendo l’impressione che i regimi fossero profondamente impopolari e destabilizzandoli per mezzo di manifestazioni, mobilitazioni ed azioni simili. Il gruppo fondato dalla Soros Foundation e dal governo statunitense, è diretto dall’ex ufficiale della DIA (Defense Intelligence Agency) Col.Robert Helvey e dal Dr.Sharp dell’Harvard University.
Stando ai resoconti dell’Albert Einstein Institution, il Dr.Gene Sharp(curriculum vitae e profilo) “fonda l’ Albert Einstein Institution nel 1983 per promuovere ricerca, studi tattici e insegnamento dell’uso strategico della lotta nonviolenta dinanzi alla dittatura, alla guerra, al genocidio e all’oppressione”.
Il Dott.Sharp ha ricoperto per circa trent'anni importanti cariche nel mondo della ricerca presso il Centro per gli Affari Internazionali dell’Università di Harvard. I suoi scritti, riguardanti l’uso strategico della nonviolenza per il rovesciamento degli Stati, sono stati tradotti in 27 lingue.
Sharp e soci, fin dalla nascita del gruppo, grazie ai fondi forniti dalla Soros Foundations attraverso il National Endowment of Democracy e altre vie governative, hanno costantemente viaggiato nelle regioni in questione per facilitare le rivoluzioni.
Secondo Sharp, ”se l’obiettivo consiste nel rovesciare una dittatura non è sufficiente un “vogliamo la libertà ”. E’ necessario invece sviluppare una strategia, un “super-piano”, e questo può essere fatto solo riconoscendo le fonti del potere. Queste ultime comprendono: autorità, risorse umane specializzate, il sapere, risorse economiche e materiali, corpi di polizia e truppe.”
Per questo motivo, afferma Sharp, ”ho scritto numerosi libri sulla lotta nonviolenta, per aiutare i popoli oppressi nello sviluppo di veri e propri “superpiani”. Tali libri, fra i quali l’importante “The Politics of Nonviolent Action” sono stati tradotti in 27 lingue: russo, ucraino, estone, lettone, macedone, arabo, birmano (e diverse lingue birmane minori), cinese, coreano, thailandese, come anche in francese, tedesco, spagnolo, italiano e altre lingue europee parlate nelle ex colonie.
Se Sharp è il massimo teorico del gruppo (e ufficialmente il suo Senior Scholar), il lavoro pratico è diretto dal suo presidente, il colonnello Robert Helvey, che cominciò a lavorare con l’AEI prima del suo congedo ufficiale dall’esercito americano avvenuto nel 1991. Come veterano con 30 anni d’ esperienza nel Defense Intelligence Agency, Helvey, prima del suo ingaggio nell’AEI, ha avuto esperienze in operazioni sovversive in tutto il sud-est Asiatico.
Stando ai numerosi rapporti, Helvey è stato il “case officer “ nel golpe in Serbia sostenuto dagli States, coinvolto in simili operazioni in Georgia e inoltre presente sul campo durante il recente golpe in Ucraina (la traduzione in Ucraino di “Dalla Dittatura alla Democrazia”di Sharp è stata da poco annunciata dall’AEI).
Come si legge nel rapporto dell’Albert Einstein Institution relativo agli anni 2000-2004, la sua missione consiste “nello studio e nell’utilizzo strategico dell’azione nonviolenta”.
Numerosi individui ma anche organizzazioni interessate al potenziale della lotta nonviolenta contattano l’Albert Einstein Institution.
Negli ultimi anni sono giunte richieste di informazioni, pareri e consulenze da parte di popoli in lotta in Albania, Kosovo, Moldavia, Serbia, Slovacchia, Cipro, Georgia, Ucraina, Bielorussia, Azerbejan, Iran, Afganistan, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Libano, Vietnam, Cina, Tibet, Papuasia dell’ovest, Sri Lanka, Malaysia, Aceh(Indonesia), Kashmir, Haiti, Venezuela, Colombia, Bolivia, Cuba, Messico, Angola, Etiopia, Eritrea, Togo, Kenya e Zimbabwe.
Il piano di traduzioni messo in atto dall’AEI è stato fondamentale per l’espansione del suo disegno globale. Nei soli ultimi quattro anni le pubblicazioni dell’Albert Einstein Intitution sono state tradotte in serbo, russo, ucraino, spagnolo, arabo, persiano, tibetano ed altre diverse lingue birmane. Inoltre sono in corso altre traduzioni in cinese e curdo.
Nella sua lettera da Presidente il Col.Helvey afferma:
La lotta strategica nonviolenta deve essere riconosciuta come una materia che può essere compresa e applicata da tutti coloro che tentano di liberarsi dall’oppressione governativa.
L’assunto, secondo il quale non c’è una reale alternativa alla violenza nelle situazioni estreme, viene contraddetto negli ultimi decenni da diversi casi di opposizione nonviolenta in molti paesi. Fra questi Norvegia, Germania, Francia, Cecoslovacchia, Filippine, UnioneSovietica, Estonia, Litania , Serbia, Polonia, El Salvador, India, Guatemala e altri.
Casi di lotta non-violenta si sono verificati anche molto prima e sono stati molto significativi. Di solito l’importanza di queste lotte nel cambiare e nell’incidere sulla storia è stata sminuita o addirittura ignorata. Benché si siano registrati degli insuccessi come in Cina e in Birmania, il fatto che numerosi altri abbiano avuto successo è da tenere in considerazione.
INTERNATIONAL CENTER ON NONVIOLENT CONFLICTS
L’International Center on Nonviolent Conflicts è stato pesantemente coinvolto nel nuovo “golpe post-moderno”, specialmente grazie alle sue due grandi personalità: il Dr Ackermann e Jack DuVall.
Si legge nel suo sito che tale centro lavora “per istituire e difendere la democrazia e i diritti umani nel mondo, sviluppa e incoraggia l’uso di strategie non-militari e su base civile. Fornisce assistenza nell’addestramento e nello spiegamento di consulenti, e si fa carico di accrescere la capacità pratica e una competenza teorica nell’applicare strategie non-violente in quei conflitti dove la via al progresso, alla democrazia e ai diritti umani è possibile”.
E ancora: "le più importanti opposizioni non-violente oggi nel mondo, che potrebbero portare a cambiamenti di regime, sono in corso in Myanmar, Zimbabwe, Tibet Cinese, Bielorussia, Ucraina, Palestina, Iran e Cuba."
Il Dr. Peter Ackermann è il presidente e fondatore del centro. Egli è attualmente presidente del consiglio di direzione della Scuola di Legge e Diplomazia della Tufts University, un importante centro di reclutamento, ed è nel consiglio esecutivo dell’Istituto Internazionale di Studi Strategici di Londra. Il Dr. Ackermann è stato anche direttore e fondatore dell’Albert Einstein Institute.
Il Dr .Ackermann è stato produttore esecutivo del documentario sulla caduta di S.Milosevic trasmesso su PBS-TV intitolato “Bringing Down a Dictator”(Abbattere un Dittatore) che è stato tradotto in arabo, persiano, francese, mandarino, russo e spagnolo. E’ stato anche editore per la serie “A Force More Powerful” la quale documenta l’uso della nonviolenza nei cambi di regime. Anche questo lavoro è stato tradotto in arabo, persiano, mandarino, russo e spagnolo. Ackermann è inoltre il co-autore di due libri sulla resistenza non violenta: “A Force More Powerful”(Pelgrave /St.Martin’s Press 2001), un vademecum alla serie televisiva e “Strategic Non Violent Conflict:The Dynamics of Power People in Twentieth Century(Preager 1994). Tiene regolarmente conferenze sull’uso della non violenza nei diversi paesi coinvolti e anche presso il Dipartimento di Stato.
L'ex ufficiale dell’aviazione militare Jack DuVall, è il direttore generale del centro. Come il Dr. Ackermann, DuVall tiene conferenze anche internazionali sull’uso strategico della nonviolenza.
Il vice presidente, Berel Rodal, è l’ex direttore generale del segretariato politico del Dipartimento della Difesa Nazionale canadese.
THE ARLINGTON INSTITUTE
L’Arlington Institute (TAI), è all'avanguardia nello studio e nella strategia del “golpe post-moderno”. E’ stato fondato nel 1989 da John L. Petersen allo scopo di “aiutare a ridefinire il concetto di sicurezza nazionale in modo più ampio e completo, inserendo nella concezione tradizionale di difesa nazionale questioni quali il rapido sviluppo dell’andamento globale della crescita demografica, il degrado ambientale, exploit di scienza e tecnologia, e mutamento dei valori sociali”. Fra i suoi membri troviamo l’ex ufficiale dell’aviazione militare Jack DuVall, anche direttore dell’International Center on Nonviolent Conflict “ di Washington DC, e James Woolsey, un ex dell’amministrazione CIA sotto Clinton e portavoce neoconservatore, attualmente presidente della Freedom House.
Come si legge nel sito dell’organizzazione, la necessità di quest’ ultima “nasce dal progetto bipartisan del National Security Group, che Petersen ha diretto nel 1986-1987 e di cui è stato co-fondatore.
Tale gruppo di esperti di sicurezza nazionale è stato riunito per predisporre un piano e per studiare le condizioni di sicurezza a cui il candidato vincente avrebbe dovuto sottostare subito dopo la campagna presidenziale del 1988.
Petersen scisse anche il resoconto finale del gruppo “The Diffusion of Power: An Era Of Realignment”, che è diventato un documento in materia di strategia ed è stato utilizzato ai più alti livelli del Dipartimento di Difesa.
Sempre dal sito: “Nella prima metà degli anni novanta, Petersen fu ingaggiato in vari progetti per il Ministero della Difesa, il cui scopo era raggiungere una conoscenza meticolosa dei maggiori approcci che sarebbero stati utilizzati per studiare e anticipare quelli futuri. Un importante progetto per l’Office of Secretary Defense consisteva nel viaggiare per il mondo presso i migliori ricercatori professionali al fine di fissare e stabilire ogni sistema e metodologia utili lo sviluppo di un nuovo e sintetico approccio, da ricavare tra i migliori metodi d’uso corrente”.
Petersen divenne durante tale periodo consigliere di diversi funzionari superiori della Difesa, prestando servizio in vari ruoli anche presso il Sottosegretariato della marina.
Durante la metà degli anni novanta, inoltre, “Petersen si convinse che l’umanità stesse vivendo un momento di transizione, che avrebbe portato entro i due prossimi decenni a un grande cambiamento globale. Il TAI si impegnò a ricoprire un ruolo rilevante nel facilitare una transizione globale verso un mondo che avrebbe funzionato in base a principi fortemente differenti rispetto al passato”.
PENN,SCHOEN and BERLAND ASSOCIATES
Anche il Penn,Schoen and Berland (PSB) ha ricoperto un ruolo d’avanguardia nell’uso di operazioni elettorali, come gli exit polls, per facilitare la realizzazioni dei golpe.
La sua missione consisteva nel diffondere la percezione che il gruppo al potere nel paese preso di mira avesse perso il consenso popolare. Il gruppo cominciò a lavorare in Serbia durante il periodo in cui il suo principale, Mark Penn, era il più influente consigliere politico del presidente Clinton.
La PSB è stata fondata nel 1975, con uffici a WashingtonDC, Denver e New York. Afferma di aver condotto ricerche in oltre 65 Paesi per le compagnie Fortune 500 e molte importanti campagne elettorali.
“La PSB è forse meglio conosciuta in campo economico per il suo lavoro come consigliere strategico di lungo periodo per Bill Gates e Microsoft”, mentre nel mondo politico “ l’azienda è famosa per essere consigliere strategico di Bill Clinton e,fra i tanti, della senatrice Hilary Rodham Clinton.”
La Società afferma di aver condotto “diversi progetti governativi di ricerca, compreso il lavoro per il Dipartimento di Stato Americano in paesi “difficili” d’oltreoceano.
Fra i suoi tanti clienti: Siemens, American Express, Eli Lilly, Fleet, Boston Financial, Texano, Bp, Goldman Sachs, Citigroup, ING Group, DeeBeers e KMG.
Il gruppo porta avanti il suo compito in Serbia. In un articolo postato sul suo sito dal titolo “Vincere I Dittatori alle Urne: Lezioni sullo Sviluppo di Strategie Elettorali Vincenti nelle Società Autoritarie” si legge:
Strateghi internazionali, consulenti politici e mediatici, è quello
che noi siamo stati nel difficile ruolo portato avanti nel “backstage” delle
elezioni in Serbia e Zimbabwe, supportando le strategie dei partiti d’opposizione
e organizzando una campagna elettorale che ha permesso loro di destituire un
dittatore, il suo partito e alla fine di cacciarlo dal potere…..
L’introduzione di mordenti tecniche politiche e di comunicazione, tanto
quanto i consigli dei migliori consulenti politici e mediatici, sono armi
potenti quanto gli aeroplani, le bombe e le strategie d’Intelligence
usate in conflitti come quelli del Golfo, in Bosnia, Kosovo e più recentemente in Afghanistan.
Il ruolo della Società nella destabilizzazione della Serbia è stato per la prima volta esposto dettagliatamente in un articolo di Michael Dobbs sul Washington Post l’11 Dic. del 2000 dal titolo “U.S. Advice Guided Milosevic Opposition”.
In una sala conferenze sommessamente illuminata, il sondaggista americano Doug Schoen, proiettando i risultati di un dettagliato sondaggio condotto su 840 elettori serbi, abbozzò una strategia per rovesciare l’ultimo governante comunista rimasto in Europa.
Il suo messaggio era semplice ed efficace. Slobodan Milosevic, scampato a quattro guerre, due fra le maggiori rivolte urbane, settantotto giorni di bombardamenti NATO e un decennio di sanzioni internazionali sarebbe stato “completamente vulnerabile” ad un confronto elettorale ben organizzato.
Il segreto strategico, mostrati i risultati elettorali, era l’unità delle forze di opposizione.
Nell’Ottobre del 1999, in un lussuoso Hotel di Budapest, capitale dell’Ungheria, la conferenza istruttiva tenuta da Schoen si rivelò il momento seminale di quella che sarebbe stata una pianificazione accanita per una rivoluzione elettorale che un anno più tardi riuscirà a sconfiggere S.Milosevic.
Tale conferenza segnò anche l’inizio di uno straordinario tentativo da parte degli USA di deporre un capo di Stato straniero, non per mezzo di un’azione segreta del tipo di quelle impiegate dalla CIA in posti come Iran o Guatemala, ma attraverso le moderne strategie di campagna elettorale.
La più efficace carta politica nelle mani di Milosevic era la disorganizzazione e l’ incapacità interna al fronte d’opposizione. Questo consisteva di circa 12 partiti politici, alcuni leader dei quali si conoscevano appena.
E’ per far fronte a tale situazione che i venti leader dell’opposizione accettarono nell’ Ottobre del 1999 l’invito rivolto loro dall’ Istituto Nazionale Democratico(NDI) con sede a Washington, per un seminario al Marriot Hotel di Budapest, con tanto di vista sul Danubio.
All’ordine del giorno una questione principale: un sondaggio elettorale commissionato dalla Penn, Schoen and Berland Associates.
Il sondaggio riportava che Milosevic aveva il 70 per cento di pareri sfavorevoli fra gli elettori serbi. Ma mostrava anche come i grandi nomi dell’opposizione, come Zoran Djindjic e Vuk Draskovic, raccogliessero tanti dissensi quasi come Milosevic.
Come sosteneva l’inchiesta , il candidato meglio piazzato nel confronto con Milosevic sarebbe stato un nazionalista serbo di nome Vojislav Kostunic con consensi pari al 49 per cento e dissensi per un solo 29 per cento.
Schoen, che aveva fornito consigli elettorali all’ex primo ministro jugoslavo Milan Panic durante la sua fallimentare campagna per deporre Milosevic, era del parere che solo un’opposizione unita avrebbe potuto deporre Milosevic.
Schoen disse ai delegati: “se accettate un consiglio da tale conferenza, insisto che questo sia rivolto all’unità delle forze di opposizione”
Mark Penn è stato il presidente del gruppo sin dal 1975, anno della sua fondazione. E’ stato sondaggista e consigliere politico del presidente Clinton per la campagna di rielezione del 1996 e durante tutto il secondo mandato, compreso il periodo in cui diresse la campagna elettorale serba facendo cadere Milosevic. La sua influenza nell’ amministrazione Clinton fu tale che il Washington Post lo definì “il più potente uomo di cui tu abbia mai sentito parlare a Washington.”
Stando al sito della Società, Penn ha aiutato quindici presidenti esteri in America latina, Estremo oriente ed Europa.
Doug Schoen è un socio fondatore e un importante stratega.
Stando a quanto afferma la Società, Schoen, per tutti gli ultimi vent’anni, “ha suggerito consigli vincenti e fornito consulenze strategiche a numerosi politici statunitensi e a capi di Stato in paesi come Grecia, Turchia, Israele, Filippine, Repubblica Dominicana, Bermuda e Yugoslavia”.
Inoltre è stato ricercatore e consulente strategico per il presidente Clinton durante la rielezione nel 1996. A lui è stato attribuito il messaggio che portò al successo il presidente tra il 1994 e il 1996.
Alan Fleishmann, che dirige gli uffici dell’azienda , è considerato un esperto in comunicazione strategica. Ha prestato servizio nel settore pubblico e privato, specializzandosi in finanza, politiche pubbliche ed estere, marketing, comunicazione, mediazione, negoziato. Prima di unirsi al gruppo, è stato consigliere per l’House Permenent Select Commitee on Intelligence, direttore della commissione degli Affari Esteri e della sottocommissione sull’Hempshire dell’ovest al Congresso degli Stati Uniti. Fleishmann ha ricoperto inoltre il ruolo di “legislative aide” per l’ex cancelliere tedesco Willy Brandt .
Chi è il Col. Bob Helvey?
Chi è questo Bob Helvey, che da solo, e con l’ appoggio del suo Albert Einstein Institution, ha svolto un ruolo chiave nei golpe in Serbia e in Ucraina?
Secondo i suoi racconti, Helvey ha iniziato con la “nonviolenza strategica” dopo aver preso atto dei fallimenti conseguiti con l’utilizzo di approcci militari per destituire dittatori e per far cadere regimi, specialmente in Myanmar ( meglio conosciuta come Birmania). In un intervista del 29 gennaio 2001, con Steve Yorke a Belgrado, Helvey spiega:
La mia carriera era quella di un soldato professionista. Uno dei miei ultimi compiti fu quello di addetto militare all’ambasciata di Rangoon (Myanmar). Nei due anni vissuti a Rangoon, e viaggiando per il paese, ebbi l'opportunità di vedere in prima persona cosa succede quando la popolazione è oppressa al punto da vivere in un clima di completo terrore.
La mancanza di una prospettiva e di un futuro migliore aveva portato la gente a lottare per la democrazia, ma si trattava di una lotta armata, condotta nelle zone periferiche del paese e nelle regioni di confine. Era molto chiaro che quella forma di lotta non avrebbe mai avuto successo.
Così, quando tornai negli USA, continuai a pensare alla Birmania. Lì c’era un popolo che desiderava realmente la democrazia, aspirava veramente a riforme politiche, ma l’unico modo che avevano per lottare era con le armi. E questo non sarebbe certo stato l’inizio di qualcosa, o un primo passo. Cera una sensazione d'impotenza, di vera e propria incapacità.
Un giorno fui selezionato come ricercatore senior all’Harvard Center for International Affairs, prendendo parte ad una riunione sul “Program for Nonviolent Sanctions” (Programma per sanzioni nonviolente).
A quella riunione partecipava anche il Dott. Gene Sharp, che introdusse il seminario dicendo: “Lo sforzo della lotta strategica nonviolenta si concentra sul potere politico. Come impossessarsene e come tenerlo fuori dalle mani degli altri.” Pensai: “Caspita, questo sta parlando la mia lingua”. Perché, sapete, è questo a cui mira anche la lotta armata. M'interessai subito a questo approccio, perchè mi resi conto che avrebbe potuto offrire qualche opportunità per i birmani.
Alla domanda: "Come è stato invece coinvolto nelle operazioni in Serbia? ", Helvey rispose:
Avevo svolto dei lavori presso il confine thailandese-birmano con l’International Republican Institute. Pertanto, quando si misero alla ricerca di una persona che presentasse informazioni sulla lotta strategica nonviolenta ad un gruppo serbo, chiamarono me.
L’Albert Einstein Institution enfatizza ripetutamente il ruolo del col. Helvey nel preparare l’opposizione birmana, e diverse sono le pagine sul sito web del gruppo che evidenziano il lavoro svolto sul posto. A tale proposito appaiono significativi gli scritti dell’Albert Einstein, ripetutamente tradotti non solo in birmano, ma anche nel dialetto karen, chin, mon, jingphaw e in altre lingue e dialetti di minoranze etniche presenti nel paese.
L’Albert Einstein Institution non fa naturalmente parola sul fatto che anche il Dipartimento di Stato USA, nonchè il Drug Enforcement Agency, vedono nell’opposizione delle minoranze etniche al governo del Myanmar un’opportunità per inglobare alcuni dei piu’ grandi produttori di oppio ed eroina del mondo.
La “Drug Intelligence Brief: Birmania; Notizie sul Paese”, preparato dalla DEA nel 2002, spiega:
I gruppi armati delle minoranza etniche, in conflitto per decenni con il GOB (governo della Birmania), controllano le coltivazioni, la produzione e il traffico di oppio ed eroina in tutto il paese. I trafficanti di droga, infatti, sono quasi tutti ribelli, in guerra con il GOB e anche tra di loro.
Una nota speciale è necessaria per Bo Mya e il suo gruppo Karen, del quale il col. Helvey è stato consulente per anni. Bo Mya, ora a riposo, ha ammesso di aver avuto incontri con il capo della droga birmano, Khun Sa. Lo stesso Khun Sa ha detto di essere stato contattato per un fallito tentativo di costruire corridoi per l’oppio e per l’eroina tra la Thailandia e la Birmania. (Bo Mya ha negato il suo coinvolgimento nel traffico di droga come accusa il governo del Myanmar).
Secondo le dichiarazioni di Khun Sa, che sono poi diventate famose grazie all’invesitgatore “Missing in Action” dell’esercito degli Stati Uniti, “Bo” Gritz, il suo traffico d’oppio si svolse sotto la coordinazione di Richard Armitage, l’attuale Sottosegretario di Stato (vedere le referenze qui, qui e qui).
Mentre rimangono sconosciute le relazioni del col. Helvey con l’ex vice direttore della CIA, Theodore Shackley, che fu accusato da molti di dirigere il traffico di narcotici, tali rapporti comunque conferiscono qualche credibilità alle voci secondo le quali organizzazioni del narcotraffico abbiano avuto un ruolo rilevante nei golpe dei Balcani, e ora in Ucraina, terra che rappresenta un importante rotta per introdurre l’eroina del Sud-est asiatico nell’Europa Occidentale.
Operazioni Myanmar
[Myanmar Oprations]
Nel “Rapporto sulle Attività 1993-1999”, l’ Albert Einstein Institution conferisce un gran peso alle operazioni di Helvey nel rovesciamento del regime in Myanmar quasi fosse stato il centro delle loro attività. Infatti così si legge nel primo paragrafo dell’introduzione del resoconto:
Il colonnello Kyaw Thein era chiaramente deluso riguardo il nostro incontro di lavoro sulla strategia di lotta non violenta tenuto lungo il confine thailandese-birmano. In una conferenza stampa del settembre 1996 a Rangoon, il portavoce della dittatura militare accusava mercenari e stranieri impegnati in un tentativo volto a “sconvolgere la pace e la tranquillità” in Birmania – come se spargere tortura, lavoro forzato e altre atrocità costituisse la “pace”. L’ufficiale militare era alquanto irritato dalla crescita senza precedenti di un fenomeno globale: quello della cooperazione e dell'assistenza diretta e transnazionale tra organizzazioni non governative e pro-democratiche nel mondo, in questo caso in Birmania. L’operato dell’Albert Einstein Institution per mezzo della lotta non violenta è solo un esempio di un fenomeno in crescita che opera dietro la maschera dei diritti umani e degli sforzi umanitari.
L’impulso per un nostro corso intensivo sul tema della lotta non violenta destinato ai gruppi birmani giunse nel novembre del 1991, quando Robert Helvey, colonnello in pensione dell’esercito americano ed ex militare in Birmania, richiese che partecipassimo al corso sulla lotta non violenta. Il signor Helvey organizzò il corso rifacendosi in buona parte al libro di Gene Sharp The Politics of Nonviolent Action.
Il corso del maggio 1992 tenuto in Birmania presso il quartier generale dell’opposizione a Mannerplaw fu alquanto ben recepito. Infatti, quando i più importanti gruppi di opposizione birmana formarono nell’agosto del 1992 un “ombrello” di organizzazioni come ad esempio il National Council of the Union of Burma, crearono anche il Political Defiance Committee per istruire attivisti nell’organizzazione di lotte strategiche non violente all’interno della Birmania (“political defiance” è il termine adottato in Birmania per indicare la lotta non violenta). I leader più anziani richiesero a Helvey e all’Albert Einstein corsi formativi supplementari.