Negli ultimi dieci anni, l'influenza politica ed economica della Cina in Africa è aumentata a livelli considerevoli, attraverso investimenti in infrastrutture e prestiti a costo zero con cui vengono pagate le concessioni petrolifere. La Cina, inoltre, a differenza degli Stati Uniti, non impone ai suoi alleati economici gravose condizioni politiche, cioè rispetta le sovranità nazionali senza interferire negli affari altrui (l'unica condizione che impone è quella di non avere relazioni ufficiali con Taiwan). Di conseguenza il continente nero si sta trasformando in una vera e propria riserva di caccia per i cinesi.
La concorrenza per le risorse energetiche si fa insomma sempre più preoccupante per gli Stati Uniti, considerando che l'Africa sarà chiamata a fornir loro il 25% del petrolio entro il 2015.
La risposta americana a questo stato di fatto ci riguarda molto da vicino. Naturalmente non poteva che essere di tipo militare, e pur nel silenzio generale (in parlamento non se ne parlerà neppure) Berlusconi ha già autorizzato lo spostamento di due strutture di Africom, il nuovo comando delle forze armate americane per gli interventi in Africa, a Napoli e Vicenza.